
Riflettendo sulla Passione di Cristo
Si è svolto in Cattedrale organizzato dal parroco don Isidoro un incontro di preludio alla santa Pasqua
Si è svolto martedì scorso, alle 21, nella Chiesa Cattedrale una singolare meditazione, seguita da numerosi fedeli, su “ Il giorno in cui Cristo fu ucciso”-Dialoghi sui temi della Passione di Gesù Cristo, ad avvio della settimana santa, organizzata dal parroco don Isidoro Di Cello. “Questa è la strada maestra, la strada della Croce. Cristo ancora oggi nel mondo viene ucciso. Guerre, ingiustizie, violenze, ci fanno capire come l'immagine del Cristo sulla Croce sia attuale più che mai” sostiene Pasquale Scaramuzzino che ha curato le riflessioni sulla Passione con la lettura dei testi, intervallati da canti quaresimali di notevole interesse artistico, laudi, mottetti, eseguiti dal Coro Polifonico “Symphonia” diretto dal M° Ferruccio Messinese:Dall'intensità della realizzazione ci si è resi conto di quanto non sia facile misurarsi con delle tematiche così particolarmente profonde, ma il Coro Symphonia diretto da Messinese ha scelto un percorso artistico che richiede studi approfonditi ed anni di esperienza nell'attività liturgica.“La polifonia sacra non è un mettere insieme delle voci, se pur belle, e farle cantare insieme; è innanzi tutto un ricercare e ricreare una specifica integrazione tra le competenze liturgiche e quelle musicali” ricorda il maestro Messinese. “Si compie ora, quello che David cantò con carme fedele quando disse alla nazione: Iddio regnò dal legno (della Croce). Avanza il vessillo del Re, il mistero della croce risplende intorno a noi, Cristo si avvia alla morte per la nostra salvezza, si fa carico delle nostre colpe”. Prende così avvio una riflessione intima dell' uomo su “Colui che è venuto sulla terra per amarci, per servirci, per cambiare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne che sia capace di dare amore al di là dei limiti e delle concenvenzioni umane; ci chiede se vogliamo essere Suoi amici, se vogliamo portare con Lui la Croce , se vogliamo essere Luce che illumina le tenebre. Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la propria vita per i suoi amici”. “Mi accorgo di essere rimasto solo, dopo aver camminato inutilmente per universi di idee e mondi di parole, dopo aver cercato invano immagini di purezza, promesse ed emozioni. Così ritorno nei meandri delle mie ossessioni, delle mie debolezze, ma qualcosa di limpido appare davanti ai miei occhi quasi rinnovati” -incalza Scaramuzzino-“E' stato necessario attraversare questo percorso pieno di contraddizioni, di ingiustizie e di lamenti che quotidianamente si ripetono da secoli, nelle più svariate condizioni e nei luoghi più diversi. E' possibile giungere ad una risposta arrivare ad una riflessione, placare le nostre inquietitudini di fondo; è possibile uscire fuori dalle nostre sicurezze e dalle nostre formalità, per entrare in una realtà nuova, più vera; una realtà che porta con sé domande in attesa di risposte, progetti continuamente rimandati e mai conclusi”. “Amiamo troppo il nostro modo di vivere. Uscire dall' Egitto significa aprire gli occhi verso il mondo reale; l'esperienza del deserto e del suo silenzio, può diventare un momento necessario per superare ostacoli e resistenze che il deserto delle nostre abitudini, con le sue aridità oppone alla nostra rinascita” conclude Scaramuzzino. “Vivere ancora nel giorno in cui Cristo fu ucciso ci spaventa e ci fa fuggire impauriti, come gli Apostoli”.